martedì 20 maggio 2014

Reel dell'addio.

Sono stati tempi difficili
E quando piove, piove su di me
Il cielo si apre totalmente
E quando piove, piove a dirotto

Cammino da sola, aggredita, pare,
Da lacrime dal paradiso
E, tesoro, non riesco a non pensare
Che quelle lacrime siano tue

Il nostro amore selvaggio venne dall'alto
E più selvaggio ancora è il vento che geme
Come una voce che sa che è andata
Perché, tesoro, tu sei morto e, be', io ho pianto

Ma me la caverò
Saluterò il nostro amore
E ti manderò un sorriso
E andrò avanti

Quindi, tesoro, addio, tutto andrà bene
E poi tutto sarà apposto
I bambini cresceranno
Forti e felici, stanne certo

Perché il nostro amore fluisce
E il grano ancora cresce
E Dio solo sa che ci è stato dato
Quanto può il nostro cuore sopportare

Ma non so perché
Ma quando piove, piove su di me
Il cielo si apre totalemente
E quando piove, piove a dirotto

Ma guardo in alto e un arcobaleno appare
Come un sorriso dal paradiso
E, tesoro, non riesco a non pensare
Che quel sorriso sia il tuo

martedì 29 aprile 2014

I'm sick of trying.

Certain things turn ugly when you think too much.

Quanta semplice dilaniante verità. E quanto non riesco a comprendere ciò che vuoi dirmi, non dicendomi, non alludendo, non mostrando quell'iniziativa che mi farebbe sorridere e farebbe tornare a splendere quelle certain things. Non ti capisco, non lo capisco, a volte tutto mi sembra chiaro ma poi ogni cosa ricade in un baratro che non so gestire, che non so aprire, che non so illuminare. Un baratro in cui ritrovo te stesso, lì in fondo, e che vuoi dirmi, non mi dici nulla. E io cosa devo fare? Perché mi freni? Perché ti freni? Non ho più voglia di viaggiare con le cinture allacciate. Voglio godere appieno di te. Voglio godere appieno di noi. Ti prego, permettimelo.

sabato 26 aprile 2014

#LaTristesse

Cristo, ma è possibile che, anche quando ho ciò che voglio, lo stesso le cose devono andare in un altro verso? Sono io che ho troppe aspettative? Ma come faccio a non averne?! Dio che palle. Non riesco mai ad avere pace, ho sempre il cuore affollato da mille paure e mille angosce. Quanto deve ancora passare, quanti giri devono ancora fare le lancette, prima che possa amare "la vita, Londra, quell'attimo di giugno"? Sono stufo. E non venite a dirmi che pretendo troppo, o che devo accontentarmi, perché so quali sono i miei limiti, e so di non averli superati.

venerdì 18 aprile 2014

"Ho sempre capito tutto, meno la morte".

Costantemente ho cercato le tue parole, e le tue pagine, quelle che scrivevi sporcandoti, e immaginando, andando sempre oltre ciò che possedevi. Ho cercato sempre tutto ciò che hai creato, quel mondo magico in cui tutto pare dilatato, in cui gli amori riescono a sbocciare e a resistere, a cadere, a uccidere, dove le solitudini vagano, quelle anime fragili che hanno vissuto con te, amico fragile, e che tu hai reso per sempre immortali. Ti ho sempre ricercato alla luce del giorno, all'aperto, nel tepore del pomeriggio estivo che va morendo, seduto sulle scale; lì aprivo le tue pagine e m'immergevo, mi tuffavo senza esitazioni in quel mondo luminoso che tu solo riuscivi a creare, che tu solo alimentavi sempre con quelle parole, frutto delle magie del Sole. Quando penso a te, Gabo, quando penso alle tue opere, ai personaggi che le affollano, a Macondo, penso alla luce, sempre. E alla serenità e a quell'amore, roccia ferma, forza indomabile, creatrice e distruttrice di ogni cosa, che non riesco a trovare da nessuna altra parte. Le tue opere sono eterne, e tu vivi in esse, eterno, sempre, fin quando ci sarà ancora qualcuno che troverà conforto nell'Amore che hai saputo donare al mondo.
Macondo è un rifugio, Macondo è una terra misteriosa, Macondo è la meraviglia dell'essere soli, ma soprattutto Macondo è la tua Casa. Lì, sempre, riposa.

Lei gli domandò in quei giorni se era vero, come dicevano le canzoni, che l'amore poteva tutto."È vero" le rispose lui, "ma farai bene a non crederci".

giovedì 20 marzo 2014

La luce asettica.

Cosa è cambiato e cosa, invece, è rimasto immutato? Quanto ancora ho, quanto ancora possiedo dentro di me di quei momenti, di quegli istanti in cui camminavo con un pugnale nel cuore, e quanto è invece svanito col procedere innanzi delle lancette? Tutto pare immutato, quando mi volto e rivedo i momenti in cui quella luce mi circondava, il silenzio della sera lungo le passeggiate, e le scritte e le finestre e il buio oltre i vetri. Nulla è mutato e ogni cosa ancora possiedo se mi fermo anche solo un attimo a ricordare quanto marcio fosse il mio respiro ogni volta che, guardandomi allo specchio, vedevo la deformità al posto dei miei occhi. Non dimentico ed è impossibile farlo, ma il ricordo di quei silenzi bianchi a volte mi colpisce alle spalle. E quanto è cambiato e quanto è servito? A nulla, mai, dividere i tempi.

sabato 1 marzo 2014

Morsa.

Inadeguatezza.
E nodo alla gola, un pugno continuo allo stomaco.
La stanchezza di un respiro, di un riso forzato.
L'abitudine. L'orrendo ritorno, perpetuo.
Liberazione, o parvenza: quando?

martedì 25 febbraio 2014

My Joni.

Marcie in un cappotto di fiori
Entra nel negozio di caramelle
Le rosse sono dolci, le verdi sono aspre
Ancora nessuna lettera alla sua porta
E così laverà le sue tende fiorate
Le appenderà al vento ad asciugare
Spolvererà i suoi tavoli con la sua camicetta
E saluterà un altro giorno che va via

Il rubinetto di Marcie ha bisogno di un idraulico
Il dolore di Marcie ha bisogno di un uomo
Il rosso è l’autunno, il verde è l’estate
I prati si stanno trasformando
E la sabbia lungo le spiagge dell’oceano
Guarda su verso il cielo vuoto
Marcie compra una busta di pesche
Ferma un postino che passa
E l’estate se ne va
Cade sul marciapiede come carta a filo marrone
L’inverno soffia
Su al fiume non c’è nessuno che la porti al mare

Marcie indossa abiti pesanti, sta nevicando
Prende un taxi su in città
Al rosso ci si ferma, al verde si riparte
Vede uno spettacolo e torna indietro a viaggiare lungo il fiume Hudson
Dopo il cantiere navale, al freddo
Ancora nessuna lettera è stata consegnata
Ancora i giorni d’inverno si dispiegano, come riviste
Svanendo in attici e cantine grigie e polverose
Fai un sogno
Sogna fino all’estate scorsa e senti come lui le dice
Aspettami

Marcie se ne va e non ci dice
Dove o perché si sia trasferita
Il rosso è rabbia, il verde è gelosia
Questo è tutto ciò che aveva da dire
Alcuni hanno creduto di averla vista domenica
Davanti le vetrine a fare shopping, nella pioggia
Alcuni hanno sentito che abbia comprato un biglietto di non ritorno
E che sia andata ad ovest di nuovo