Ho acceso una piccola candela verde
Per farti ingelosire di me
Ma la stanza si è subito riempita di zanzare
Hanno sentito che il mio corpo era libero
Poi ho preso la polvere di una lunga notte insonne
E l'ho messa nella tua piccola scarpa
E poi confesso che ho torturato il vestito
Che hai indossato per consentire al mondo di guardarci attraverso
Ho mostrato il mio cuore al dottore
Ha detto che devo semplicemente lasciar perdere
Poi si è scritto una prescrizione
E in essa era menzionato il tuo nome
Poi si è chiuso nello scaffale di una biblioteca
Con i dettagli della nostra luna di miele
E sento dall'infermiera
Che è molto peggiorato
E la sua professione è tutta in rovina
Ho sentito di un santo che ti aveva amato
Così ho studiato tutta la notte nella sua scuola
Ha insegnato che il compito degli amanti
È di ossidare la regola d'oro
E solo quando ero sicuro
Che i suoi insegnamenti erano puri
Si è annegato nella piscina
Il suo corpo è andato, ma qui sul prato
Il suo spirito continua a dire sciocchezze
Un eschimese mi ha mostrato un film
Che aveva di recente girato su di te
Il povero uomo riusciva difficilmente a smettere di tremare
Le sue labbra e le sue dita erano blu
Suppongo che si sia congelato
Quando il vento ha preso i tuoi vestiti
E immagino che non si sia proprio mai riscaldato
Ma tu sei lì così bello nella tua bufera di ghiaccio
Oh, per favore lasciami entrare nella tempesta
Suprema bellezza di solitudine.
«Quant'è meglio il silenzio: la tazzina del caffè, il tavolo. Quanto sto meglio
seduto da solo come l'uccello solitario che allarga le ali sul palo. Lasciatemi
per sempre qui tra questi semplici oggetti, la tazzina del caffè, il coltello,
la forchetta, cose che sono se stesse, come io sono io. Non venite a
infastidirmi coi vostri cenni per farmi capire che è l'ora di chiudere e
andarsene. Volentieri darei tutto il denaro che ho purché non mi disturbiate;
lasciatemi seduto da solo, in silenzio.»
Quante cose in un momento, quanti pensieri. Quanti ricordi. Riguardandoti, ripensandoti, ricordandoti; stavamo bene, insieme. Quanto vorrei non fosse dovuta andare come invece è andata. Quanto vorrei che fossimo ancora insieme, io e te, che stessimo ancora bene, insieme. Ma purtroppo c'erano in gioco forze più grandi, più forti di noi, e probabilmente, sì, non ce l'avremmo fatta.
Cerco qualcun altro, ci provo, ma chissà. Quanti punti interrogativi, quante domande. E le ansie poi. I messaggi ignorati, le paranoie. Non puoi tornare tu, e darmi un bacio, e dirmi che sei tornato per restare? Lo so che è impossibile, ma è dolce pensarlo.
Un giorno lo troverò qualcuno. Tu però rimani il più bello.
Che male, che male che mi fai, che male che mi fa tutto questo, non lo reggo più. E pensi di averlo superato e invece col cazzo che l'hai superato, col cazzo che tutto è passato, basta un attimo, una scintilla e ti ritrovi di nuovo nel fango, e non ti muovi, non ci riesci, non vuoi. Ma come devo fare? Con te, come devo fare? Vattene.
Odio, odio il fatto che ti voglio, odio il fatto che voglio vederti, stare con te, odio il fatto che voglio fare l'amore con te, odio il fatto che spero con tutto me stesso che avvenga, anche se non riesco a dirmelo, forse.
Odio te. Anche se non è vero.
Stamattina è venuto il mio demone. È passato a trovarmi, era tempo che non ci vedevamo.
Si è seduto affianco a me, sulla panchina, davanti alla spiaggia. In fondo, probabilmente, lo stavo aspettando.
Mi ha salutato con garbo, è stato gentile. Mi ha parlato molto, con calma. Si è interrotto qualche volta nel suo conversare, ma era comunque un discorso liscio e scorrevole. Lo ascoltavo mentre il vento mi scompigliava i capelli e gettava sabbia nei miei occhi, ma non li chiudevo.
Quando ha finito di parlare, io non ho detto nulla. Mi sono voltato verso di lui e l'ho guardato, e forse mi è scesa qualche lacrima. Lui ha sorriso, mi ha abbracciato e se n'è andato con passo felpato.
Continuavo a piangere mentre il mare mi arrivava al collo.
Certi disagi, infimi, ma che quando ti prendono, non ti mollano. Mi fa ridere perché c'era un tempo in cui ne ero lontanissimo, non sapevo neppure della loro esistenza. E adesso, invece, sono così presenti. Ma me ne fotto. Chiaro? IO ME NE FOTTO. Andate affanculo. Tutti quanti.
Sei stato il mio migliore amico
Ora con "dopo che è tutto finito" tra le mani
Non posso venire da te per essere consolato
Perché siamo al di fuori dei limiti durante questa transizione
Questo dolore mi opprime
Brucia nel mio stomaco
E non riesco a smettere di sbattere contro le cose
Pensavo che saremmo stati semplici insieme
Pensavo che saremmo stati felici insieme
Pensavo che saremmo stati senza confini insieme
Pensavo che saremmo stati preziosi insieme
Ma mi stavo tristemente sbagliando
Sei stato la mia anima gemella e poi qualcuno
Ti ricordavo il momento in cui ti ho incontrato
Con te sapevo che il volto di Dio era splendido
Con te ho visto il divertimento e la crescita
La perdita mi sta intorpidendo
Perfora il mio petto
E non riesco a smettere di gettare ogni cosa
Pensavo che saremmo stati sexy insieme
Pensavo che saremmo evoluti insieme
Pensavo che avremmo avuto bambini insieme
Pensavo che saremmo stati una famiglia insieme
Ma mi stavo tristemente sbagliando
Se avessi un conto per tutte le filosofie che ho condiviso
Se avessi un penny per tutte le possibilità che ho fatto presenti
Se avessi dieci centesimi per ogni mano alzata in alto
La mia ricchezza non renderebbe tutto ciò meno duro
Pensavo che saremmo stati geniali insieme
Pensavo che saremmo guariti insieme
Pensavo che saremmo cresciuti insieme
Pensavo che saremmo stati avventurosi insieme
Ma mi stavo tristemente sbagliando
Pensavo che avremmo esplorato insieme
Pensavo che saremmo stati ispirati insieme
Pensavo che avremmo volato insieme
Pensavo che saremmo stati ardenti insieme
Ma mi stavo tristemente sbagliando