Sempre più spesso mi ritrovo a pensare all'estate: al Sole, al calore, alla luce alle 8 di sera, ai campi di grano, ai fiori, ai frutti. Oppure mi capita di pensare a quei pomeriggi primaverili malinconici in cui il Sole scendeva lentamente oltre le montagne e gettava qualche spiraglio di luce sui muri della casa. La porta veniva lasciata aperta e qualche brezza fresca girovagava fra le stanze. Poi penso a te, e vorrei averti qui. Vorrei vivere questi momenti con te, ma tu non ti lasci capire. Sto sbagliando io? Vorrei un po' più di chiarezza. Non vuoi darmela, evidentemente. Pazienterò. Spero solo che tutto ciò abbia un senso. Decisamente non vorrei che tutto dovesse finire come tema possa fare. Ma il dubbio viene, cosa posso farci? E se fosse, che faccio? Ho superato il momento peggiore, ma ciò non toglie che soffrirei. È che ho capito che non posso vivere senza queste emozioni e... cazzo, non puoi farmi una cosa del genere, no?! Senti, aspetto, okay? Però spiegami poi. Devi farlo.
giovedì 23 febbraio 2012
lunedì 20 febbraio 2012
So I can love, love, love...
Io lo so. Io lo so che devo smetterla di viaggiare con la mente. Io lo so che devo smetterla di fare congetture, di costruire sogni su sogni, di immaginare castelli colorati e luminosi. Io lo so, ma non ci riesco. E basterebbe un nonnulla per far crollare tutto, e lo so. Ma io non ci riesco.
Fa' una cosa. Smettila di sorridere.
Fa' una cosa. Smettila di sorridere.
domenica 19 febbraio 2012
M'imbarcherò sul mare.
Inadeguato. Fuori luogo, fuori posto. Ma che ci faccio qui? Perché questa barriera? Perché questo nodo allo stomaco che non riesco a sciogliere? Non ce la faccio a stare con loro, con persone che non sanno, che non hanno consapevolezza, coscienza, conoscenza. Vivo nella menzogna. Sono menzogna. Mi vergogno. Mi disgusto. Vado contro me stesso. Sono arrabbiato, nervoso, ansioso.
Ho bisogno di quegli occhi che mi capiscono, di quelle orecchie che sanno ascoltarmi, di quelle parole che mi sorreggono il cuore. Perché sono così poche? Perché è andata così? Poteva andare diversamente, forse?
Sto male. Malissimo. Finirà, arriverà a un punto di fermo, di stop, sì. Poi? Ho paura del poi. Ma sarà così, dovrà essere così.
Ho paura. Abbracciami.
Ho paura. Abbracciami.
sabato 18 febbraio 2012
Il Sole nel ruscello.
Che cos’è stato? Un incontro. Soltanto? No. Non è vero. E lo sai. Che ci faceva quello splendore nei tuoi occhi? Perché ne aveva preso il posto? E quel sorriso che mi ha lacerato la luce della stanza? E poi, le tue parole, la tua voce, il tuo tono rassicurante e calmo, liscio, pacato, senza increspature. Meraviglioso. E quel maglioncino grigio, quelle spalle da cingere, quelle braccia da accarezzare. Cosa mi hai fatto? Dimmelo. Anzi no, non farlo. Perché non lo sai. Io non lo so. Ma è meglio così.
martedì 27 dicembre 2011
Why should mine be different?
Non ne posso più. Sto per urlare. Non riesco a tenere dentro tutto ciò. Devo sfogarmi, aprirmi, spiegarmi, dare voce alle mie emozioni, ai miei sentimenti. Voglio correre sulla linea del tempo e fermarmi lì, e non tornare più indietro.
martedì 8 novembre 2011
"Please remember me".
Ho così tanto da dire, e così pochi mezzi per farlo, che talvolta mi chiedo se ciò non dimostri l'impossibilità di poter esprimere tutto quello che si ha dentro, se non rappresenti la chiara ed oggettiva spiegazione alla questione. Qualcosa deve necessariamente rimanere dentro di noi? Qualcosa non può uscire? Perché non può essere spiegata, analizzata, comunicata. Ci sono cose per cui le parole non bastano, i gesti non bastano, gli sguardi non bastano. Non si possono spiegare. Condanna e delizia al contempo.
Ho un oceano dentro, un'immensità di emozioni, un spettro infinito di sfumature, dettagli, pensieri, sensazioni, che vorrei tirare fuori, mettere su carta, guardare, toccare, rigirare fra le mani, capire. Talvolta ho la sensazione di non riuscire a fare tutto ciò che posso fare, o forse che potrei fare. Ho il terrore che non goda appieno delle mie possibilità, come se scegliere fosse una condanna, perché mi porta ad escludere cose che forse avrei voluto fare. Tutto ciò costituisce una definitezza, una chiarezza e una concretezza che odio.
Anche adesso vorrei dire altro, tanto altro, così tanto che è inutile provare.
E un immenso senso di inadeguatezza umana mi prende e m'attanaglia.
Ho un oceano dentro, un'immensità di emozioni, un spettro infinito di sfumature, dettagli, pensieri, sensazioni, che vorrei tirare fuori, mettere su carta, guardare, toccare, rigirare fra le mani, capire. Talvolta ho la sensazione di non riuscire a fare tutto ciò che posso fare, o forse che potrei fare. Ho il terrore che non goda appieno delle mie possibilità, come se scegliere fosse una condanna, perché mi porta ad escludere cose che forse avrei voluto fare. Tutto ciò costituisce una definitezza, una chiarezza e una concretezza che odio.
Anche adesso vorrei dire altro, tanto altro, così tanto che è inutile provare.
E un immenso senso di inadeguatezza umana mi prende e m'attanaglia.
domenica 9 ottobre 2011
Guarda come brillano per te...
Non è la tua pelle che ha il colore delle stelle. Sono le stelle che hanno il colore della tua pelle.
Ti guardo. Mi guardi. Mi volto.
Ti guardo. Mi guardi. Ti volti.
Giochiamo. La partita è rapida, non c'è tempo per pensare. Una visione, un attimo, e lì la folgore. Il tempo passa, le situazioni cambiamo, le certezze mutano, le speranze si trasformano. Mi hai segnato, con quello sguardo. Mi hai penetrato e immobilizzato. E da lì s'è mosso tutto. Da lì è cominciato il gioco.
Poi giù, un incontro, uno scontro, un saluto. Sali, vai via. Dentro di me rimango fermo. Perché? Adesso perché? Ho paura. Tu hai paura? Perché hai paura? Cosa significa questo? Perché dovrebbe essere diverso? Hai paura. Di cosa hai paura?
Non so cosa pensare. Non posso mettere da parte ciò che mi hai fatto provare, così velocemente, così, da un momento all'altro. Ma tu no, tu non ci stai. Temi che sarebbe troppo difficile. Temi che ci sarebbero barriere troppo alte, troppo grandi da scavalcare. Ma non si diceva, una volta, che l'amore può tutto? Forse non ci credi più. O forse non credi che questo sia amore. Allora cos'è?
O forse mi disprezzi. Forse hai capito, e allora mi disprezzi. Forse sei tu che fai parte di quelle barriere, forse sei tu che contribuisci ad erigerle. Allora no. Allora mi tirirei indietro io, se fosse così. Ma no, no. Non ci credo. Non è possibile. Non tu. Perché?
Che debba andare così? Non lo so. Quello che provo per te non posso accantornarlo, non così facilmente. Il tempo guarirà le ferite. Forse.
Non è la tua pelle che ha il colore delle stelle. Sono le stelle che hanno il colore della tua pelle.
È vero. Guarda come brillano per te... E tutte le cose che fai...
Ti guardo. Mi guardi. Mi volto.
Ti guardo. Mi guardi. Ti volti.
Giochiamo. La partita è rapida, non c'è tempo per pensare. Una visione, un attimo, e lì la folgore. Il tempo passa, le situazioni cambiamo, le certezze mutano, le speranze si trasformano. Mi hai segnato, con quello sguardo. Mi hai penetrato e immobilizzato. E da lì s'è mosso tutto. Da lì è cominciato il gioco.
Poi giù, un incontro, uno scontro, un saluto. Sali, vai via. Dentro di me rimango fermo. Perché? Adesso perché? Ho paura. Tu hai paura? Perché hai paura? Cosa significa questo? Perché dovrebbe essere diverso? Hai paura. Di cosa hai paura?
Non so cosa pensare. Non posso mettere da parte ciò che mi hai fatto provare, così velocemente, così, da un momento all'altro. Ma tu no, tu non ci stai. Temi che sarebbe troppo difficile. Temi che ci sarebbero barriere troppo alte, troppo grandi da scavalcare. Ma non si diceva, una volta, che l'amore può tutto? Forse non ci credi più. O forse non credi che questo sia amore. Allora cos'è?
O forse mi disprezzi. Forse hai capito, e allora mi disprezzi. Forse sei tu che fai parte di quelle barriere, forse sei tu che contribuisci ad erigerle. Allora no. Allora mi tirirei indietro io, se fosse così. Ma no, no. Non ci credo. Non è possibile. Non tu. Perché?
Che debba andare così? Non lo so. Quello che provo per te non posso accantornarlo, non così facilmente. Il tempo guarirà le ferite. Forse.
Non è la tua pelle che ha il colore delle stelle. Sono le stelle che hanno il colore della tua pelle.
È vero. Guarda come brillano per te... E tutte le cose che fai...
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